Cujo (Lewis Teague, 1983)
by vhsdre4m on 10/3/2012
Tra le trasposizioni dai romanzi di Stephen King, questa approntata da Lewis Teague (un piccolo aficionado dello scrittore del Maine, visto che dirigerà anche L’occhio del gatto) è una di quelle che cade nel mezzo. Né troppo buona, né troppo orrenda. Nonostante i diversi sforzi di sceneggiatura e l’impegno degli attori domina per tutto il film una tranquilla aria di mediocrità televisiva, da cui si salva parzialmente solo l’ultimo quarto d’ora a base di ferocia canina. La storia è abbastanza nota e a conti fatti altro non è che il consueto meccanismo di King, cioè quello di calare un elemento malefico, nella tranquilla e sonnolenta provincia americana, facendo in qualche modo detonare anche i piccoli vizi nascosti delle famiglie in apparenza felici.
Quello che proprio non funziona è la retorica che sta dietro la metafora. King passa per essere un democrat liberal, oltre che romanziere senza peli sulla lingua, ma qui l’intera faccenda dell’adulterio non funziona. Sa troppo di escamotage da romanzo rosa. Quello che lo scrittore aggiunge per insaporire il piatto è l’elemento perturbante. Il dionisiaco che irrompe nell’apollineo come teorizza egli stesso in Danse Macabre. Questo diverso elemento può assumere qualunque forma. Altrove è stato una ragazzina con capacità telecinetiche (Carrie), da un’altra parte è diventato una plymouth del ’58 (Christine), e ancora un albergo (Shining) e persino un cimitero per animali (Per Sematary). Qui è un San Bernardo che per inseguire un coniglio (notare l’allusione all’Alice di Carrol) rimane con il muso incastrato in una buca e viene punto da un pipistrello. Tanto basta per trasmettere a Cujo, questo il nome del cagnone, la rabbia. Ma non una rabbia qualsiasi, quanto piuttosto una rabbia vendicativa, del tipo peggiore: la rabbia moraleggiante.

Cujo infatti fa strage di persone infime e a causa delle corna messe al marito, rischia di finire tra le sue fauci anche la graziosissima e sempre in parte Dee Wallace Stone, qui nei panni della mamma adultera, che con il figlioletto porta la macchina dal meccanico e rimane chiusa nell’abitacolo per ore intere, con l’auto rotta, il caldo asfissiante e senza traccia di anima viva nel raggio di km, con la paura di essere sbranati del cane infernale di cui sopra. Il film procede senza nessuna scossa, troppo piatto e sonnacchioso per quasi tutto il minutaggio e bisogna aspettare la parte finale, con il cane in preda ad una legione di demoni, per vedere un po’ di carne al fuoco. Da notare la sequenza sufficientemente shock dell’assalto dentro l’abitacolo con il cagnone che salta addosso a Dee e se la sbrana per metà sotto gli occhi allucinati del figlio. Una parentesi abbastanza veloce purtroppo, perché per il resto il meccanismo attesa in macchina – depistaggio del cane – sorpresa per la sua presenza dietro la ruota posteriore – rappresaglia dell’animale, si inceppa rapidamente e in qualche modo si finisce per guardar l’orologio aspettando che arrivi il marito (il cornuto) a salvare la situazione. Tra l’altro non salva proprio nulla, ma evitiamo gli spoiler.

Va però dato atto al film di aver mostrato uno dei più riusciti cani aggressivi del cinema. Che poi in realtà furono usati qualcosa come cinque diversi animali, più una testa meccanica e persino un attore travestito da cane. Da notare la densa bava attorno al muso che fu ottenuta mischiando uova e zucchero. Infatti i tecnici ebbero non pochi problemi perché il cucciolone se lo leccava sempre tutto… perdendo l’aria da cane infernale che necessitava nel film.
(Fonte: sentireascoltare.com)












